
“Eboli – dicono i lucani tra cui Levi fu mandato al confino dal fascismo – e l’ultimo paese di cristiani. Cristiano è uguale a uomo. Nei paesi successivi, i nostri, non si vive da cristiani, ma da animali”. Dice Italo Calvino in uno dei due testi che introducono questo volume: “La peculiarità di Carlo Levi sta in questo: che egli è il testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore d’un altro mondo all’interno del nostro mondo. Possiamo definire questo mondo il mondo che vive fuori della nostra storia di fronte al mondo che vive nella storia. Naturalmente questa è una definizione esterna, è, diciamo, la situazione di partenza dell’opera di Carlo Levi: il protagonista di “Cristo si è fermato a Eboli” è un uomo impegnato nella storia che viene a trovarsi nel cuore di un Sud stregonesco, magico, e vede che quelle che erano per lui le ragioni in gioco qui non valgono più, sono in gioco altre ragioni, altre opposizioni nello stesso tempo più complesse e più elementari”.
Punti di vista… aggiungi il tuo!
**Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi è un classico della letteratura italiana e quindi vale la pena leggerlo. Riguarda temi centrali per l’Europa del XX secolo, il fascismo, i pregiudizi regionali, e la libertà di parola. Il dottore del Nord, esiliato al Sud per le sue attività antifasciste, trova anche un dono nella sua punizione. Impara ad apprezzare queste persone che non aveva mai apprezzato prima. È molto letterario con molte frasi antiquate e dialettali. L’ho letto come una studentessa intermedia/avanzata e era un po’ difficile per me. Adesso, forse, potrei capirlo meglio. Lo consiglierei a studenti avanzati in quanto la lingua è complessa.
**Questo libro varrebbe la (a volte) difficoltà se non altro per la lezione su parte di quello che stava succedendo in Italia negli anni ’30. Un medico stimato viene mandato in esilio (esilio – nel 20° secolo!) a causa della sua inclinazione antifascista, in una parte dell’Italia meridionale povera e sporca, afflitta dalla malaria e tuttavia ugualmente sfruttata dal governo. È un libro intensamente politico, ma offre un pugno emotivo altrettanto avvincente. Da non perdere.
L’insegnante aggiunge: Anch’io gli darei un 5, se non fosse che il vocabolario è complesso, le parole che usa spesso non sono comuni, e a volte antiquate. Carlo Levi era un pittore importante e questo libro è più come un quadro, che una storia, una lunga descrizione di personaggi, luoghi, tradizioni, difficoltà della vita quotidiana. C’è pochissimo dialogo, ma le descrizioni sono affascinanti. Però, proprio per questo, è difficile da seguire per uno studente: i paragrafi sono molto lunghi, e la lingua è piuttosto antiquata.