
Nessuno vuole ammetterlo, ma a Bologna c’è un assassino seriale: è l’Iguana, che assume di volta in volta l’identità delle sue vittime, per sfuggire alle “campane dell’inferno” che gli risuonano nelle orecchie. Tocca a Grazia cercare di prenderlo, e più delle sofisticate tecnologie che usa, le servirà l’intuito e la capacità di ascolto di Simone, cieco dalla nascita. Mentre cacciatore e preda si scambiano continuamente i ruoli, vediamo la scena ora con gli occhi attenti e ansiosi di Grazia, ora con lo sguardo febbricitante e doloroso dell’Iguana, o la percepiamo come un concerto di suoni e di voci, un complicato e fantastico arabesco mentale, quando la soggettiva è di Simone. E la città che così prende forma sotto i nostri occhi, fitto reticolo di trame e di ossessioni, è insieme la sorprendente megalopoli italiana che si stende su tutta l’Emilia, e anche il teatro magico dove tutte le storie possono accadere. Un thriller nervoso e impeccabile, una storia d’amore e solitudine, una scrittura che sa dosare tensione emotiva e colpi di scena.
Punti di vista… aggiungi il tuo!
**Non sono un fan di questo tipo di thriller. Alcune scene sono particolarmente inquietanti spesso inverosimili. A volte ero confusa dal trauma ma è abbastanza breve e alla fine si può capirlo. L’autore sembra eccessivamente preoccupato per l’incapacità delle donne durante i loro periodi mestruali, per risultare molto di più di un maschilista vecchia scuola. Quello che mi è piaciuto di più è stato Simone, il cieco che fa parte della risoluzione dei delitti seriali. Era troppo strano.
**Anche se mi piacciono i gialli, ho trovato questo libro molto deludente. Troppo sangue, troppo orrore, tutta azione e niente atmosfera. Quando leggo azione in un libro, cerco di formare un’immagine di quello che succede ma con questa storia a volte non volevo immaginare quello che succedeva perché era orribile e grottesco. L’autore sembra lottare per adattare l’azione alla trama, risultando in alcune azioni che non hanno senso. Siamo a Bologna ma può essere qualsiasi altra città. Uno dei piaceri grandi di leggere romanzi di questo tipo sono le descrizioni, l’abilità dell’autore di evocare un luogo e anche un tempo. Lucarelli ci ha deluso in questo senso.
L’insegnante aggiunge: E’ anche la mia valutazione: la storia è inverosimile, troppo violenta: quando è troppo, è troppo! La descrizione della protagonista è chiaramente fatta da un uomo che cerca (invano) di descrivere il punto di vista delle donne. La trama è spesso confusa. La cosa migliore del libro è…la canzone che gli dà il titolo!!