Ai limiti del deserto, immersa in una sorta di stregata immobilità, sorge la Fortezza Bastiani. Lì, il tenente Giovanni Drogo consuma la propria esistenza nella vana attesa dell’invasione dei Tartari. In questa vicenda, nata dalla trasposizione in un mondo militare fantastico della monotona routine notturna nella redazione del giornale, si ritrovano tutti i temi della narrativa buzzatiana, ricca di allegorie magiche e surreali, cariche d’angoscia e di fascino, di simbologie che investono il senso dell’esistenza e delle azioni umane.

Punti di vista… aggiungi il tuo!

**Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati è presumibilmente un capolavoro della letteratura che ha pochissima trama, personaggi senza speranza, e un’abbondanza di attesa.  Il protagonista, il tenente Drogo, attende la gloria in una battaglia che non arriva mai.  L’ambientazione è cupa e l’atmosfera è demoralizzante.  Ci sono delle descrizioni bellissime. Credo che ci sia di più nel tema oltre al fatto che si può facilmente sprecare la propria vita sognando la gloria, ma non sono stata in grado di apprezzare niente di più.  Non sono sicura che sia solo un romanzo anti-guerra o qualcosa di più profondo. Grado di Difficoltà – Avanzato – La lingua e la storia è molto pesante e astratta.      
Valutazione ??   per me è stata una tortura insopportabile leggere questo capolavoro metaforico con le mie scarse competenze nella lingua italiana.

**Un romanzo strano e teso che ti fa aspettare, come i soldati all’avamposto, che qualcosa accada. Continui a leggere e ti immergi in un mondo diverso. E in qualche modo, molto tempo dopo che hai finito, i pensieri e le immagini del libro rimangono con te. Difficoltà – intermedio avanzato. Valutazione – 3

**Questo romanzo mi ha colpito molto. Il senso di solitudine è denso, nei personaggi, nel paesaggio e nella storia. Il tema centrale è lo scorrere inesorabile della vita, consumata nella monotona e inutile attesa di un misterioso nemico che non arriverà mai. Senza che ce ne rendiamo conto, la vita finisce e noi non abbiamo vissuto. E’ senz’altro una storia molto deprimente, ma affascinante, intensa, secondo me. Ma il linguaggio è piuttosto antiquato e la storia è molto lenta, con poca azione, naturalmente. Il mio voto, per uno studente di italiano, è 2.5.