Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt’altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all’improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico.
Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall’umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una alienata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell’esperienza femminile.
Entrambi, ciascuno a modo suo, scelgono di non appartenere a un mondo emotivamente morto e schiavo della corruzione politica, dell’avidità industriale e del materialismo consumista. Mario nella sua confusa ricerca di un equilibrio finisce col fare il contadino sulle colline dell’Italia centrale, dove sogna di creare un ambiente naturale armonioso in cui vivere, mentre Guido, spinto dalla rabbia e dall’insoddisfazione, viaggia nei luoghi più lontani e scrive un romanzo incendiario, in cui denuncia l’alienazione fisica e morale della vita in una grande città.
Malgrado le differenze di carattere e le distanze che spesso separano Mario e Guido, il loro legame è così forte da non poter essere spezzato: questa è la storia di un’amicizia assoluta e necessaria, che sopravvive al passare del tempo, alle costrizioni dell’età adulta e a ripetute prove di lealtà.

Punti di vista… aggiungi il tuo!

**I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante esamina la discesa nella follia di una donna abbandonata dal marito dopo un matrimonio di sacrificio da parte di lei.  Questo non è un nuovo argomento, ma forse è una visione più scioccante del collasso femminile rispetto ai libri che ho letto prima.   La lettura è brutale, il dolore femminile è crudo.  Ferrante crea personaggi che non trattengono nulla, che mostrano i lati più oscuri della propria personalità, e così crea una Olga antipatica invece che simpatica.  Non è solo una donna tristissima ma è infuriata. Se devi amare la protagonista per apprezzare il libro, questa non è la scelta per te.  Il finale non è di ispirazione come alcune moderne storie di sopravvivenza femminile, ma è totalmente realistico.  Grado di Difficoltà – Intermedio – La scrittura è molto interessante, ma cruda.  Alcune frasi poi sono così potenti che possono stare da sole.  È un libro che potresti voler leggere sia in Italiano che nella tua lingua madre per apprezzarne la scrittura in modo più completo.  Imparerai sicuramente a imprecare come un marinaio.  Valutazione 4 stelle da me perché la scrittura è brillante e la storia ci offre un’esperienza viscerale di provvisorietà (precarietà) che non ho mai sperimentato prima.  È una tortura da leggere, come in effetti deve essere.  

**Dopo aver letto il quartetto napoletano, i fan di Elena Ferrante potrebbero prendere in mano questo libro aspettandosi di ottenere più o meno lo stesso. Si scopre che lo faranno e non lo faranno.  Questa storia di un marito che lascia la moglie (e i due figli) per una donna molto più giovane riesce a superare l’ordinario essendo un po’ oltraggiosa.  È una storia moderna ambientata a Torino, non troppo difficile da leggere.  Contiene molte parolacce che potrebbero essere nuove per i non madrelingua! Grado di difficoltà – intermedio avanzato. Valutazione 3.

Linsegnante aggiunge: Non mi è piaciuta la storia, non mi è piaciuto il vocabolario che la Ferrante usa (spesso volgare e violento). Come tutte le sue storie, la protagonista sembra essere psicologicamente molto disturbata. Comunque il linguaggio è corrente, comune e comprensibile. E la storia funziona bene per discussioni. Livello intermedio. Il mio voto è 3.