«Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione».
Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.

Punti di vista… aggiungi il tuo!

**La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante è una storia sull’idealismo giovanile schiacciato dall’ipocrisia e dalla crudeltà della società adulta. I liberali colti non sono più attraenti degli individui rozzi della classe bassa dall’altra parte dei binari. Potrebbe essere difficile per i lettori americani tollerare il melodramma. È deludente dopo L’amica geniale. Difficoltà – intermedio avanzato. Valutazione 3.                                                                          

**Siamo di nuovo nella Napoli di Elena Ferrante ma in qualche modo il brivido è passato. Alcuni dei temi sono gli stessi, ma il romanzo si tinge di una meschinità e una bruttezza che è difficile da accettare. Questo è un deludente seguito della serie napoletana, ma vale la pena provare. Difficoltà – intermedio avanzato. Valutazione 2.5.

L’insegnante aggiunge: La storia non mi è piaciuta per niente. Elena Ferrante sembra molto ripetitiva nella sua negatività, nella sua strana ossessione di trovare tutto il brutto possibile in ogni singolo personaggio. Il linguaggio è comprensibile, la descrizione dei diversi quartieri di Napoli è interessante. Livello: intermedio. Valutazione: 2.