
“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”. Si apre cosi la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.
Punti di vista… aggiungi il tuo!
**Lacci di Domenico Starnone è una parte della storia della famosa Elena Ferrante. Quando Ferrante è diventata una stella del mondo letterario, si diceva che Starnone fosse l’effettivo autore della Serie Napoletana attribuita a Elena Ferrante. Poi sua moglie è stata accreditata come la vera Elena Ferrante. Chi sa? Sono stata soddisfatta di aver letto un libro di questo autore di talento, chiedendomi per tutto il tempo come si sentiva a essere superato dalla donna che aveva guadagnato fama dalla Serie, chiunque ella sia. Lacci offre più di un punto di vista sulla rottura di una famiglia disfunzionale. Il meglio che posso dire è che Starnone risponde alla Ferrante, che sembra odiare gli uomini, con un magra difesa di un uomo che abbandona la sua famiglia per un’altra. Difficoltà – Intermedio avanzato. Valutazione – 3.
**Per chi ha letto “I giorni dell’abbandono” di Elena Ferrante, questo romanzo sembrerà la stessa storia ma da un punto di vista maschile. Il linguaggio e il tema sono moderni e non difficili da seguire. Non è una lettura obbligata ma ne vale la pena. Difficoltà – intermedio. Valutazione – 3.
L’insegnante aggiunge: Anche a me è sembrata la stessa storia de “I giorni dell’abbandono”, ma da un punto di vista maschile, e con meno personalità. La storia non mi è piaciuta molto, ma il linguaggio è moderno e abbastanza semplice. 3.